giovedì 16 luglio 2015

Astronaut - The Last Push (2012), scritto e diretto da Eric Hayden.

Scritto da: Ataru Moroboshi

Astronaut - The Last Push è un film poco noto del 2012 (link trailer), opera prima dell'ancor meno noto regista Eric Hayden, che ne ha firmato anche soggetto e sceneggiatura.

Pur senza saper nulla di regista e trama, mi sono avventurato nella visione di questa pellicola e devo dire che i 90' che vi ho dedicato, sono stati spesi piuttosto bene.
Il film è catalogato come opera di fantascienza, ma in realtà è la storia di un uomo, anzi, di alcuni tipi di uomini, quelli divorati dal desiderio di esplorare, e racconta le rinunce a cui debbono sottoporsi per seguire realmente la propria natura.

Locandina presa da qui.

Vediamo come è messa in scena questa tematica.

Breve accenno alla trama.
Una sonda invia sulla terra fotografie ritraenti la superficie di Europa, uno dei satelliti di Giove e su di esse vi si riconoscono forme di vita ... balene spaziali! Un'azienda privata decide di inviare una spedizione esplorativa, composta da due soli astronauti, per verificare la presenza di esseri viventi. Film sugli alieni nello stile (magnifico) di Europa Report, diretto da Sebastián Cordero?
No, proprio no, perchè a due anni dalla partenza, un microsatellite colpisce il modulo abitativo in cui i due astronauti si trovano sospesi in criosonno. Solamente uno dei due riesce a salvarsi riparandosi nel modulo principale: uno era simpatico e comunicativo, l'altro un orso cagacaXXi. Indovinate chi campa?

Questi sono i primi minuti del film, nei quali viene deciso l'aborto della missione ed il rientro sulla terra al naturale passaggio vicino ad essa, previsto circa 3 anni dopo (!)...e l'astronave non riceve YouPorn!
L'incidente ha però fuso parte dell'impianto elettrico e con esso l'accensione automatica del motore; per evitare di venir in futuro risucchiato dalla gravità di Venere, divenendo suo satellite, il protagonista dovrà adoperarsi per ripristinare l'accensione manuale del motore, cosa sulla quale sarà incentrata buona parte del film. Avrebbe potuto farlo rientrando nel modulo abitativo e stabilizzando velocemente in esso il generatore principale, ma sceglierà di farlo in modo molto più complicato dal modulo principale. Questa cosa, che richiederà più di 25 tentativi da più di 3 settimane ciascuno, comunica chiaramente il senso di rifiuto e di terrore del protagonista nei confronti della morte. Pur di evitare di vedere il compagno deceduto nell'incidente, si cimenterà in una delle più lunghe e noiose riparazioni immaginabili, cosa che nemmeno una cucina Ikea potrebbe regalare.

Immagine del protagonista, presa da qui.

E' un film con pochissimi attori, comprese le comparse, poca (ma buona) computer grafica, utilizzata solo per le riprese esterne, pochissime musiche ed in ultima analisi, pochissimi fondi.
Questo costringe il regista a puntare sulle idee.

E' un'opera sul meglio che l'essere umano ha da offrire e benchè io non sia un estimatore dell'esaltazione del sacrificio, sistema usato in genere per convincere le masse a sopportare tutto, ammetto di averla amata. Per quel che concerne il sacrificio individuale, non imposto, in genere ne ho rispetto, ma trovo che se fosse possibile scegliere vie più semplici, sarebbe più degno della intelligenza umana, chiusa parentesi.

In questo collage (qui) sono presenti tutti gli attori ed i luoghi in cui è girato il film!


E' apprezzabile come nel film buona parte di ciò che viene mostrato abbia una base scientifica: dalle fattezze dell'astronave, al gravity-assist di Venere impiegato per arrivare su Europa (accelerazione ottenuta avvicinandosi al pianeta). Questo tipo di percorso, che inizialmente allontana dalla meta, esiste realmente ed è stato sfruttato dalla sonda Cassini–Huygens per raggiungere i pianeti più esterni del nostro sistema solare. Sono realistici il risparmio di risorse/energia necessario per garantirsi margini di sopravvivenza, soprattutto in considerazione dei tempi di missione molto lunghi, veritieri in base al percoso di navigazione adottato. Questo diventa il tema portante dell'opera, la sopportazione di una lunghissima solitudine ed il venir meno di consuetudini umane antichissime, quali la comunicazione e la socialità, nel senso più ampio.

L'astronave diretta ad Europa, presa da qui.


E' a questo livello che la sceneggiatura del film pecca un po', non proponendo spunti particolarmente interessanti o motivi di riflessione, ma giocando come tantissimi altri film precedenti sull'angoscia e sulle allucinazioni. Chi sta urlando Cast Away, o per andare alle origini, Robinson Crusoe

Nemmeno la percezione del tempo è gestita benissimo: nel film passano 3 anni dall'incidente, ma lo spettatore, per quel che osserva dell'interno della nave e del protagonista, potrebbe benissimo sottostimare a mesi o settimane l'arco temporale in cui si svolge la vicenda, perchè non sono mostrati segni di deterioramento ed invecchiamento.

Altra cosa un po' carente, la caratterizzazione dei personaggi. Se per quelli che rappresentano poco più che comparse è logico attendersi uno sguardo superficiale, per il protagonista, l'assenza di diversi piani di lettura e di spessore, è un autogol. La scelta che compirà alla fine del percorso che lo riporterà al pianeta terra, avrebbe avuto un impatto emotivo molto più forte se si fosse consentito allo spettatore un legame affettivo col protagonista. Sarebbe bastato qualche flashback sulla sua infanzia, su qualche avvenimento che mostrasse la sua voglia di esplorare, o su una svolta nella sua giovinezza che lo avesse portato a scegliere di fare l'astronauta.
La mia non è una vera critica, in quanto preferisco le regie sobrie e poco "melense"; solamente è indubbio che avrebbe reso l'opera più fruibile ed il protagonista meno dimenticabile.

Questo è il soggiorno, la cucina e la camera da letto. Come dite? Il bagno? In fondo al corridoio a destra, TAAAC! Presa da qui.


Questo taglio registico, privo di orpelli, porta con se anche dei vantaggi. 
C'è una scena che per me vale l'intero film e, una volta tanto, non è il finale (post sul valore del finale). Il protagonista, che per mesi, o anni, si era rifiutato di entrare nel modulo in cui era deceduto il suo amico-collega, decide di farlo per ammirare Venere. Entrando avrà di fronte lo spettacolo più bello della propria vita, lo stesso che lo ha convinto a superare tutte le paure. Eppure appena entrato non guarderà l'oblò, il suo sguardo si soffermerà lungamente sul cadavere dell'amico, dopodichè lo coprirà. Questo permetterà di allontanare, seppur in modo fittizio, l'orrore della morte, sia di congedarsi da lui per sempre. Solo dopo questi atti pratici e psicologici l'astronauta potrà finalmente contemplare la bellezza del pianeta, rivelata solamente a lui e potrà così trovare un senso alle privazioni di quei mesi (classico meccanismo umano per accettare le peggio cose!). 
Tutto è chiarissimo, senza bisogno di "spiegoni", di voci-pensiero, ne tantomeno dell'ausilio di particolari giri di macchina da presa: è puramente un regista che in uno spazio ristretto ha saputo gestire i movimenti dell'attore, più che della camera e perciò mi ha ricordato le capacità di un regista teatrale.
La locandina del film riprende proprio questa scena, emblematica, che è sottolineata da una musica perfetta e quasi unica nella pellicola.

Il primo sguardo su Venere, da qui.


Una citazione: "Sono a milioni di miglia da casa, il mio unico compagno è morto e io non posso fare a meno di pensare che sono il più fortunato del mondo. Io vorrei che poteste vedere quello che ho visto".
La trovo una frase profondamente sincera, calata nel contesto della scena, ma anche estrapolata. Di pregio l'aver sottolineato il bisogno umano di condividire quanto ammirato.

Ho cercato di evidenziare i limiti di questo film, perchè mi rendo conto che non piacerà a tutti, soprattutto a chi cerca azione. Nel qual caso ci sono gli ottimi Gravity ed il già citato Europa Report.
A quelli che proprio non lo sopporteranno, ritenendolo noioso ed inutile, suggerisco di non preoccuparsi, semplicemente non avete l'anima e vi meritate, come scritto in passato, i vari Michael Bay, Zack Snyder e tutto il resto della palta, come la definiva il buon Philip Dick
Se invece siete alla ricerca di un'opera che tratti seriamente il tema della sopravvivenza con uno scopo, contrapposta alla comune sopravvivenza a tutti i costi, questo sarà il vostro film
Il protagonista mostrerà il proprio sorriso una sola volta, quando troverà il proprio scopo; è un dettaglio, ma dice moltissimo di quanto questo corrisponda al vero concetto di libertà e della felicità ad essa associata. 
Con ciò il regista suggerisce chiaramente quale sia il proprio pensiero: l'avere uno scopo ed il perseguirlo fermamente, permette di superare ogni privazione e consente all'umanità di avanzare, portando il meglio di sé.

Buona visione.
 
Nota. il film termina con una dedica, davvero inaspettata quanto dolce.

5 commenti:

  1. É un film che mi é piaciuto moltissimo, non mi aspettavo un impatto così forte sulla mia emotività, ma la scena in cui il protagonista ammira Venere dopo aver trovato la forza di superare l'orrore della morte e del distacco, mi ha commosso profondamente.

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  2. Ehhh già, come scrivevo, vale il film e a quella scena ho dedicato quasi un terzo della recensione! C'è una bella sinergia in quei minuti, fra le splendide immagini, la musica, le capacità del montatore, dell'attore e soprattutto del regista. Quando tutto si sincronizza per originare qualcosa che sembra reale, sensato e bellissimo ....beh, è un piccolo miracolo!

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  3. Appena visto, concordo con ogni tua parola.

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    1. Fortunatamente questo film non è poi così sconosciuto!

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  4. Ottima recensione!
    Aggiungerei che il nostro eroe passa vicino alla terra, dove ha la possibilità di accendere i motori per il rientro. Ferma la rotazione del mezzo e dovrebbe restare senza gravità : piccolo errore perdonabile, il film ha altri pregi.
    Lancia verso terra il corpo del compagno deceduto e recita un brano di T.S.Elliot perticolarmenre adatto alla situazione. Riaccende i motori e prosegue verso Europa...

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